I LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA Parma Sabato 24 gennaio 2009
Dramma lirico in quattro atti su libretto di Temistocle Solera
dal poema omonimo di Tommaso Grossi
Musica di GIUSEPPE VERDI
Personaggi e Interpreti
Arvino, figlio di Folco signore di Rò - ROBERTO DE BIASIO
Pagano, figlio di Folco signore di Rò,poi Eremita - MICHELE PERTUSI
Viclinda, moglie d’Arvino - CRISTINA GIANNELLI
Giselda, sua figlia - DIMITRA THEODOSSIOU
Pirro, scudiero d’Arvino - ROBERTO TAGLIAVINI
Un Priore della città di Milano - GREGORY BONFATTI
Acciano, tiranno d’Antiochia - JANSONS VALDIS
Oronte, suo figlio - FRANCESCO MELI
Sofia, moglie del tiranno d’Antiochia - VERONICA SIMEONI
Cittadini, claustrali, sgherri, ambasciatori, crociati, pellegrini, schiave
Maestro concertatore e direttore - DANIELE CALLEGARI
Regia - LAMBERTO PUGGELLI
Scene - PAOLO BREGNI
Costumi - SANTUZZA CALÍ
Luci - ANDREA BORELLI
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Allestimento del Teatro Regio di Parma
LES CONTES D’HOFFMANN Torino Domenica 8 febbraio 2009
Opéra-fantastique in un prologo, tre atti e un epilogo
Libretto di Jules Barbier
Musica di Jacques Offenbach
Personaggi e Interpreti
Hoffmann, un giovane poeta - Arturo Chacón-Cruz
Olympia, una bambola - Désirée Rancatore
Antonia, cantante - Raffaella Angeletti
Giulietta, cortigiana - Monica Bacelli
Nicklausse, compagno di Hoffmann/La Musa - Nino Surguladze
Consigliere Lindorf/Coppélius/Docteur Miracle/Dapertutto -Alfonso Antoniozzi
Andrès/Cochenille/Frantz/Pitichinaccio - Carlo Bosi
Peter Schlémil/Hermann - Armando Ariostini
Voce - Giovanna Lanza
Direttore d’orchestra - Emmanuel Villaume
Regia - Nicolas Joël
Scene - Ezio Frigerio
Costumi - Franca Squarciapino
Luci - Vinicio Cheli
Con un pò di ritardo scriviamo due parole riguardo a due spettacoli andati in scena a Parma e a Torino nelle settimane scorse, rispettivamente i verdiani Lombardi alla Prima Crociata e I racconti di Hoffmann. Due opere che a parte il grande numero di personaggi per le quali vanno scritturati cantanti di buon livello, parrebbero avere poco o punto in comune. Eppure i due spettacoli hanno presentato caratteristiche comuni sia nel bene che nel male. In primo per quanto riguarda la parte visiva dello spettacolo. In entrambi i casi si trattava di regie che hanno debuttato ormai da qualche anno caratterizzate da un efficace racconto della trama e, soprattutto per i Lombardi, da buoni spunti introspettivi. Però anche da un certo abbandono degli interpreti che recitavano secondo le proprie esperienze e la propria sensibilità senza dare un vero senso di unità agli spettacoli. Soprattutto ci siamo trovati davanti a spettacoli puliti, ordinati, ma molto, troppo lontani, da un approccio più moderno e sensibile che opere con trame così efficaci e sempre attualissime avrebbero meritato. Se entrambi gli spettacoli avevano momenti godibili (l’atto di Olympia a Torino) e efficaci (l’apparizione finale di una Gerusalemme celeste nel finale parmense) erano nella gran parte caratterizzati da scene scontate, momenti di vero vuoto e costumi e scene abbastanza ripetitivi e non molto efficaci (un esempio su tutte la Niklausse/musa assolutamente non valorizzata scenicamente quanto l’interprete vocale avrebbe meritato). Discorso simile possiamo farlo per quanto riguarda i due direttori: se Daniele Callegari a Parma, pur con una direzione sopra le righe e un pò troppo quarantottesca (a questo proposito molto bene il coro), ha reso l’impeto risorgimentale dei Lombardi efficacemente, ma con avarizia di colori, questi mancavano totalmente nella direzione di Villaume. I racconti di Hofmann se hanno avuto lettura adeguata da parte dell’orchestra a dello splendido coro torinese, non ne hanno trovata una di pari livello da parte nel direttore che, trovatosi davanti una vera scalata di quinto grado, nella varietà e nella leggerezza esaltata, l’ha superata concentrandosi nella concertazione, ma senza veri slanci. Dobbiamo però riconoscergli una grande simpatia nel partecipare durante l’atto di Olympia non solo come direttore, ma come interlocutore dei personaggi in scena.
Entrambi gli spettacoli però hanno trionfato e se questo è successo è merito assoluto delle due compagnie di canto. A Parma ci siamo trovati davanti a due assolute conferme e ad un debutto in un repertorio tra i più felici degli ultimi anni. Su tutte Dimitra Theodossiou che è oggi in questo repertorio quasi insuperabile, venendo a capo di una parte quella di Giselda di difficoltà eccezionale con una sicurezza, con uno slancio assolutamente da sottolineare. Non in un momento abbiamo trovato la cantante in difficoltà, anzi, come spesso le capita si è esaltata nei momenti più brucianti della partitura con un finale di secondo atto che è stato seguito di un vero trionfo personale con quasi dieci minuti di applausi a sipario chiuso e con la cantante, letteralmente ricoperta di fiori, inginocchiata al proscenio. Cosa d’altri tempi!
Discorso simile possiamo farlo per il Pagano di Michele Pertusi che ha confermato ancora una volta tutta la sua classe in un personaggio che evidentemente ama molto e che gli calza a pennello. E per il buon tenore Roberto de Biasio che interpretava in maniera efficace e partecipe l’ingrato quant’altri mai ruolo di Arvino.
ma il vero cotrionfatore della serata è stato Francesco Meli qui al suo primo ruolo compiutamente verdiano affrontato nella sua pur precoce maturità. Debutto di rilievo assoluto che ha dimostrato che è in questo repertorio che il giovane cantante genovese potrà dare delle prove di livello assolutamente storico. Canto disteso, solare, morbido, mezze voci carezzevoli e acuti ben appoggiati e squillanti, oltre che il timbro benedetto che ben consociamo hanno fatto di Meli un Oronte (certo che i librettisti del primo 800 avevano per i nomi dei tenori un gusto orrido) ideale, tanto da far rimpiangere a tutti la brevità del ruolo.
Di seguito mettiamo qualche brano da youtube con estratti delle trasmissioni Prima della prima e loggione su quest’allestimento:
Vogliamo sottolineare la perfetta resa di Carlo Bosi nei ruoli dei quattro tenori, migliore tra tutti quelli sentiti in Italia negli ultimi anni, così come quella di Alfonzo Antoniozzi, efficacissimo attore nei ruoli dei quattro diavoli offenbachiani e magnifico vocalmente con menzione assoluta nei momenti più incandescenti della partitura (l’atto di Antonia su tutto).
Ottima Antonia è stata Raffaella Angeletti che abbiamo apprezzato negli anni scorsi in una serie di ruoli novecenteschi di grande spicco (soprattutto la memorabile Magda Sorel del Console), precisa e partecipa, dalla vocalità addirittura troppo ricca di armonici per un ruolo sostanzialmente liliale. Molto buona anche Monica Bacelli come Giulietta (che però preferiamo soprano), sprecata persino in una parte tanto breve nella versione andata in scena a Torino.
Trionfatrice assoluta è stata però Désirée Rancatore, che oggi è in questa parte assolutamente insuperabile. La cantante palermitana ha nel ruolo un suo assoluto cavallo di battaglia, eppure si diverte sempre nel riprenderlo e questo si avverte sia nella partecipazione attoriale sia nell’assoluta strabordante, magnificente ed esaltante resa vocale. Nella libertà di modificare la linea, aggiungendo spericolate “avventure” vocali, che le permette la parte è assolutamente stupefacente. Perfetta!
Qui sotto riportiamo alcuni estratti da Loggione riguardante questo spettacolo:
Un’ultima considerazione. Giovani cantanti italiani sugli scudi in personaggi che hanno fatto il mito dell’opera. Le vacche magre della vocalità paiono finite. Speriamo che i teatri italiani continuino a essere all’altezza dei loro interpreti.
Marco Cabrino
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