30
Lug

Roberto Herrera e la sua Compagnia a Vignaledanza

   Posted by: C.   in Tango

Riportiamo dal programma ufficiale del Festival di Vignaledanza:

 

domenica 25 luglio ore 21.30

COMPAGNIA ARGENTINA ROBERTO HERRERA & DECARISÌMO QUINTETO

Tango

musiche eseguite dal vivo da Decarisìmo Quinteto

coreografie Roberto Herrera

Un talento universalmente riconosciuto abbinato ad un’esperienza professionale di spicco sono le chiavi della fama internazionale di Roberto Herrera. Egli è divenuto il punto di riferimento più importante ed influente sia per il tango tradizionale che per le forme più recenti di questa espressione artistica. Sulle note della musica del famoso Decarisìmo Quinteto, Roberto Herrera e la sua straordinaria compagnia, presenteranno un grande spettacolo dove l’irresistibile eleganza, sensualità e seduzione del tango, si fonde armonicamente con la forza del folclore argentino. I ballerini della Compañía di Roberto Herrera sono ciò che Buenos Aires ha di meglio da offrire tra i giovani talenti della danza. Hanno tutti solide formazioni nelle danze popolari argentine così come in danza classica e jazz. Il tango è una passione che hanno vissuto e perfezionato fino a farne una professione, calcando i principali teatri di tutto il mondo.

La prima parte dello spettacolo ci trasporta attraverso coreografie e musiche tradizionali di Buenos Aires dell’epoca d’oro, dove il tango si respirava nella vita quotidiana. La storia della città è raccontata attraverso le milonghe e i numerosi personaggi che, nel tempo, le hanno frequentate e rese un’anima pulsante della città. La vita che si svolge dentro di esse testimonia, al di là di ogni cambiamento, come il tango rimanga “l’essenza dell’ anima del popolo argentino”. Nella seconda parte dello spettacolo fa la sua apparizione il folclore argentino, realtà di una cultura antica e sempre presente nella musica e nella danza popolare contemporanea. L’orchestra Decarisìmo Quinteto impreziosisce il quadro coreografico con proprie composizioni inedite (Lluvia de estrellas, Permanece) oltre a riproporre nuovi arrangiamenti dei più grandi Astor Piazzolla, Osvaldo Pugliese, Julio De Caro.

 Di seguito alcuni spezzoni dello spettacolo, ed i link a Vignaledanza ed al sito ufficiale di Roberto Herrera:

 

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 http://www.vignaledanza.com

 http://www.robertoherreratango.com.ar

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18
Lug

Per chi ci conosce…

   Posted by: M.   in Altro, Tango

…guardate questo video e contate le cose che facciamo regolarmente anche noi!!! :-))))))))))))))))))

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11
Lug

Spagna campione!

   Posted by: M.   in Altro

Onore al merito alla fortissima Spagna che si è strameritata questo mondiale storico, soprattutto in quanto il primo organizzato dal Sudafrica, una nazione che ci è rimasta nel cuore e che sentiamo molto vicina!

Alla faccia dei nostri piccoli giocatori e soprattutto di tutti i menagrami dei nostri media che nei mesi scorsi descrivevano il Sudafrica solo come un luogo pericoloso e non come un paese ricchissimo di cultura, natura e, seppure tra le mille contraddizioni, di un futuro. Forse quello che manca a noi in Italia.

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24
Giu

Il primo campionato europeo di tango a Torino

   Posted by: C.   in Tango

Da lunedì 14 a domenica 20 giugno si è svolto a Torino il primo Campionato Europeo di Tango, che prevedeva la selezione di due coppie, rispettivamente nella categoria di Tango Salon e Tango Escenario, che rappresenteranno l’Europa nel prossimo Campionato Mondiale di Tango a Buenos Aires.

La kermesse non prevedeva soltanto le gare ad eliminazione delle coppie in competizione, ma anche un ampio e ricchissimo pacchetto di lezioni per principianti e avanzati, il tutto gestito da alcuni tra i più grandi ballerini del momento (citiamo tra tutti Roberto Herrera e Miguel Angel Zotto).

Collateralmente, per coinvolgere ancora di più gli appassionati, sono state organizzate delle serate con musica ed esibizioni, con un’ottima organizzazione degli spazi e del programma; sede principale della manifestazione è stato il Palazzo delle Esposizioni, per l’occasione arricchito degli stands dei principali negozi di moda tanguera torinesi e dove è stato possibile palpare la malinconia che ha originato tante canzoni e musiche attraverso la mostra “Venimos de muy lejos” - Soria dell’emigrazione italiana in Argentina.

Fra i partecipanti della manifestazione, ci piace citare “El Muzicalizador”, il DJ Felix Picherna, che a quasi 80 anni mescola con sapienza sopraffina i migliori tanghi della tradizione e non. Un vero personaggio da romanzo, un uomo che ti trasmette veramente l’anima di Buenos Aires, e che passa con disinvoltura dal mixer più tecnologico alle cassette a nastro!

 

 

 

 

La serata conclusiva con l’elezione delle coppie vincitrici si è svolta al Teatro Colosseo di Torino.

La classifica finale è stata la seguente (solo i primi classificati andranno a Buenos Aires..):

 

CATEGORÍA ESCENARIO

1. Christina Sarioglou e Rojer Ismael Zalazar (Grecia)

2. Orsola Iuliano e Roberto Orrú (Italia)

3. Sara Masi e Mauro Zompa (Italia)

 

CATEGORÍA SALÓN

1. Natalia Petrova e Vladimir Khorev (Russia)

2. Alexandra Baldaque e Fernando Silva (Portogallo)

3. Alice Gaini e Andrea Bassi (Italia)

 

 

 

Di seguito riportiamo i video delle esibizioni della semifinale di Tango Escenario della coppia vincitrice, dei ballerini Sara Masi e Mauro Zompa e dell’altra bravissima coppia greca, Dionisis Theodopoulos e Maria Kalogera :

 

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Nella stessa serata abbiamo assistito all’esibizione di Pablo Garcia e Gisele Avanzi e degli strepitosi Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero, di cui vi diamo un assaggio:

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Grandissimo meritato successo per una manifestazione che, a quanto pare, nei prossimi anni verrà riproposta in altre città europee…..ma noi speriamo che Torino ne diventi la sede ufficiale anche nel futuro! 

 

Per approfondire:

www.europeantangochampionship.com

www.cristinayrojertango.blogspot.com/

www.libertango.gr

 

                                                                                           Claudia

 

 

 

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13
Giu

Se il Doge balla il Tango…

   Posted by: C.   in Tango

Ecco un piccolo assaggio di una delle tante esibizioni relative al Genova Tango Festival 2010.
La manifestazione si è articolata su più giorni, con l’intervento di famosi ballerini nelle esibizioni e negli stages di danza.
Come sfondo lo splendido salone di Palazzo Ducale, dove si sono esibiti anche i protagonisti dei video, gli argentini Roberto Herrera e Silvana Capra nel loro Tango Spettacolo.
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Peter Grimes

Opera in un prologo e tre atti Libretto di Montagu Slater dal poema The Borough di George Crabbe

Musica di Benjamin Britten Versione in lingua originale

Personaggi Interpreti

Peter Grimes - Neil Shicoff

Capitano Balstrode - Mark S.Doss

Ellen Orford - Nancy Gustafson

Robert Boles - Marc Milhofer

Auntie - Cornelia Wulkopf

Mrs. (Nabob) Sedley - Elena Zilio

Prima Nipotina - Silvia Colombini

Seconda Nipotina - Daniela Schillaci

Swallow - David Wilson-Johnson

Ned Keene - George Von Bergen

Rev. Horace Adams - Dominic Armstrong

Hobson - Lucas Harbour

Un ragazzo apprendista - Adam Gatti

Dottor Crabbe - Enzo Porraro

Direttore d’orchestra - Yutaka Sado

Regia - Willy Decker ripresa da François de Carpentries

Scene e costumi - John Macfarlane

Luci - David Finn

Coreografia - Athol Farmer

Maestro del coro - Roberto Gabbiani

Orchestra e Coro del Teatro Regio

Allestimento Théâtre Royal de La Monnaie di Bruxelles

 

Come on! Land me!                                   Avanti! Portatemi a riva!

“Turn the skies back and begin again”.     “Riportate indietro i cieli e ricominciate daccapo”

….

 

To hell with all yout mercy,                                 Al diavolo voi e tutta la vostra misericordia

to hell with your revenge.                           al diavolo voi e la vostra vendetta.

And God have mercy upon you!                 E Dio abbia pietà di voi!

 

In tanti anni di frequenze teatrali, poche, pochissime volte, abbiamo visto “vivere” un personaggio come nella penultima scena di Peter Grimes, andato in scena al Teatro Regio di Torino. La disperazione che si fa tragedia mitica, il comprendere al crepuscolo di una vita come pochi attimi, poche scelte, possano condurre un uomo alla disperazione prima, alla distruzione, poi. Un uomo che sopraffatto dal rimorso anela ad un passato immacolato, ad una vita cui probabilmente non gli è mai stato concesso vivere. Un uomo però che, lucidamente folle, oppresso dalla pressione che la società, il borgo, con le sue invidie, il suo perbenismo, le squallide rivalità, gli sta scaricando addosso come su un capro espiatorio, reagisce, non si piega. Si uccide, ma non consente al borgo la soddisfazione di distruggerlo. Novello Ulisse supera le proprie colonne d’Ercole, si abbandona al lavacro oceanico, e il suo perdono, cantato con suprema disperazione, è peggio di una maledizione. E per il pubblico in sala è la catarsi. Finalmente ci si può innamorare di quel personaggio violento, meschino, condannato all’errore, forza della natura e come la natura indifferente al dolore degli altri, che però si dimostra fatto di roccia e acqua come quell’oceano che lo inghiottirà facendone un mito dell’incomunicabilità. Non bastano però le parole di Slater, tratte dal poemetto di Crabbe, né la sublime musica di Britten, a creare la catarsi. Occorre un interprete di tale levatura da essere capace di non interpretare un personaggio, ma come dicevamo, di viverlo, e questo è al Teatro Regio di Torino Neil Schicoff. Il tenore americano si è ritagliato l’ultima parte della carriera in modo magistrale: pochi ruoli, solo quelli in cui può giganteggiare. Vocalmente Schicoff è un cantante fuori dalle scuole e dalle classificazioni tradizionali. Vocalità tecnicamente dritta, di difficilissima decodificazione (Schicoff in gioventù ha cantato spesso in sinagoga come Jan Peerce e Richard Tucker prima di lui, e questo spiega l’efficacia del risultato data da una scuola di canto vecchia di secoli). In un altro cantante una tecnica così spigolosa avrebbe probabilmente portato in breve tempo alla rovina. Per il tenore americano pare essere la quadratura del cerchio, gli consente una tenuta esemplare in tutti i registri, una dizione esemplare ed un’intonazione impeccabile. Ma soprattutto gli consente una verità drammatica che poche volte abbiamo ritrovato. Che interpreti l’ebreo Eleazar, lo psicotico giocatore d’azzardo Hermann o un pescatore violento ed asociale, Schicoff è il personaggio che interpreta ed è commovente quando alla fine, tra il tripudio d’applausi, compare quel sorriso timido e soddisfatto, consapevole che ancora una volta ha centrato il bersaglio.

Naturalmente perchè uno spettacoli voli così in alto non basta un solo interprete, occorre che tutte le componenti, musicali e registiche, si completino a vicenda. La regia era di Willy Decker, uno dei più grandi registi contemporanei, ripresa egregiamente da François de Carpentries. Scena per lo più fissa, rappresentante un mare in tempesta, recitazione naturalistica, con qualche riferimento schiettamente impressionistico, grazie ad un gioco di luci magistrale e al parco, ma efficace, uso di oggetti di scena, riesce a rendere l’allucinante mondo del borgo e al contempo l’alterità dei protagonisti, che per Ellen e Balstrode rimarrà un tentativo, per Peter, suicidandosi, un’affermazione definitiva. Vogliamo solo descrivere qualche scena, almeno le più significative e spesso le più agghiaccianti. Come l’entrata di Peter durante la tempesta, in cui dal fondo della scena si spalanca una porta e lui, l’alter-ego della società stessa, appare circonfuso di luce quasi un angelo demoniaco. Così come Peter che rientra nella capanna tirando il corpo del bambino morto e, sedutosi sul letto, stringe la mano del cadavere, quasi in macabra veglia. Altrettanto riuscita è la capacità di gestione delle masse: quell’aggirarsi della folla a seguito del prete, reggendo in mano una croce coperta dal maglioncino del bambino morto al grido ossessivo di “Peter Grimes!” era di efficacia mirabile. E l’idea che le donne nell’eccitazione parossistica del tentato linciaggio cambino il colore degli abiti che virano dal nero ad un rosso sempre più selvaggio: agghiacciante, ma che prova di teatro!

Musicalmente il risultato ha superato ogni attesa. Il direttore Yutaka Sado ha condotto un’orchestra in stato di grazia (le prime parti su tutte, la prima viola, lo struggente primo violoncello, l’arpa che duetta musicalmente per tutta l’opera con la protagonista, gli ottoni tutti portati spesso al parossismo) dando una lettura assolutamente personale dell’opera. Lontano dall’esempio del compositore stesso, ma anche dagli epigoni inglesi dello stesso, ha diretto l’opera di Britten sottolineandone le parti al calor bianco, i tratti mahleriani, senza però perdere mai né il filo del discorso né il sostegno ai cantanti. Grande prova per un direttore di ascendenza sinfonica il giganteggiare in egual modo sia negli intermezzi marini (la tempesta, ma, soprattutto, la divina passacaglia) sia nell’accompagnare il canto (il quartetto delle donne Ellen, Zietta e Nipotine era paradigmatico per questo aspetto). Coro ancora più in stato di grazia, perfetto nel canto così come nella recitazione: non abbiamo paura nel dire che oggi in Italia il coro del Regio non è secondo a nessuno, anzi.

Del protagonista abbiamo già detto, ma Peter Grimes è un’opera in cui il ruolo del titolo giganteggia solo in opposizione a coprotagonisti di medesima levatura. Ellen era Nancy Gustafson la quale, se non ha nell’intonazione il suo punto di forza, è un’interprete praticamente perfetta. Basterebbe ricordare il ruolo di fulcro dell’odio del borgo cui spesso Ellen viene posta nella regia di Decker come filtro a Peter e vedere come la cantante recita questi momenti per osannarne le capacità. Balstrode era Mark S.Doss che tornava a Torino dopo il Battista dell’anno passato confermandosi voce di carattere e attore di gran classe. Tutti strepitose le parti di fianco. Vogliamo sottolineare solo la prova dell’intramontabile Elena Zilio nel ruolo della cattivissima Mrs. Sedley (e certi sguardi arrivavano al pubblico direttamente dal neorealismo che ha fatto grande il cinema italiano) e le due nipotine Silvia Colombini e Daniela Schillaci in grado di portare squarci di belcanto in un’opera espressionista. Ma tutti, veramente tutti meriterebbero una sottolineatura.

Teatro non pienissimo, pubblico entusiasta con ovazioni finali per protagonista e direttore. In pochi anni a Torino abbiamo avuto un Billy Budd e un Peter Grimes di riferimento, speriamo che si continui ad esplorare la drammaturgia di uno dei più grandi compositori di ogni tempo e non solo, come spesso si dice, della seconda metà del novecento. 

                                                        Marco Cabrino

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24
Feb

One woman show: Nabucco a Genova

   Posted by: M.   in Opera Lirica, Recensioni

dal web

Nabucco

Opera in quattro parti di Temistocle Solera, musica di Giuseppe Verdi

Teatro Carlo Felice 

 

Direttore - Daniel Oren

Regia - Saverio Marconi

Scene - Alessandro Camera

Costumi - Carla Ricotti

Allestimento del Teatro Massimo di Palermo

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice

Maestro del Coro - Ciro Visco

 

Nabucco - Anooshah Golesorkhi

Ismaele - Nazzareno Antinori

Zaccaria - Riccardo Zanellato

Abigaille - Dimitra Theodossiou

Fenena - Tiziana Carraro

Il Gran Sacerdote di Belo - Carlo Striuli

Abdallo - Alberto Profeta

Anna - Erika Pagan

 

Il Teatro Carlo Felice di Genova apre la stagione 2010 con un’opera amatissima dal pubblico, Nabucco di Giuseppe Verdi. E il pubblico, che solo qualche mese fa disperava di vedere la riapertura del teatro accoglie da par suo la celeberrima opera di Giuseppe Verdi con uno schietto successo dovuto, crediamo, solo in parte alle qualità musicali dello spettacolo, e molto più alla propria affezione per il suo teatro. Un sospiro di sollievo collettivo dunque. E sotto quest’ottica ci uniamo volentieri alla festa. Abbiamo assistito alla seconda recita della produzione proveniente dal Teatro Massimo di Palermo per la regia di Saverio Marconi, che si affida alle belle scene e agli sfarzosi costumi, per raccontare con efficacia una storia straconosciuta, pur senza grandi capacità nella gestione delle masse, ma con una pulizia di fondo rilassante. Scena semi fissa caratterizzata da un grande anfiteatro bianco e da un tronco di cono centrale con decorazioni cuneiformi, il quale di volta in volta contiene il tempio di Belo, la sala del trono, ecc. Classicissima recitazione, al limite dello stereotipo. Dunque uno spettacolo che aveva la ragion d’essere tutta nella parte musicale.

Solo Dimitra Theodossiou, Abigaille, ha dato una lettura della parte veramente adeguata. Ama la parte e ci si butta con tutto il cuore. Trionfa nei momenti riflessivi, l’aria del secondo atto, il terzetto d’entrata, la scena della morte, ma si trova a suo agio in tutta l’opera, che è ben nota essere da far tremare i polsi. Il soprano greco oggi non ha rivali nello scandire le parole, negli affondi di petto efficaci e mai volgari, nelle rifiniture belcantiste (quei filati!!!) che fanno di tutto il primo Verdi un Everest canoro per molte colleghe inaffrontabile. Lo stesso stile recitativo neoclassico che le è proprio si sposa a meraviglia con questa drammaturgia. Trionfo finale riconosciutole dal pubblico.

Trionfo che la univa al direttore, ancora una volta Daniel Oren. Forse oggi nessuno conosce per studio e per esperienza meglio di lui il Nabucco, la “sua” opera da decenni, e in sala questo si avvertiva. Accompagnatore perfetto, stilisticamente sempre appropriato, esegue l’opera senza mai un calo di tensione. Per una volta rinuncia all’abitudine di tagliare ferocemente le partiture ed esegue l’opera quasi integralmente. Commovente nel sottolineare il dramma senza mai mettere in difficoltà i solisti, preciso ritmicamente e stilisticamente. “Va pensiero” è il suo momento e lo sa, dirige magistralmente, con tempo corretto e senza strappi, con un risultato eccellente. Naturalmente bis, a furor di popolo, ma come spesso capita la seconda volta la tensione teatrale è calata e il risultato è inferiore alla prima. Grande festa lo stesso e viva il teatro di una volta! Solo un difetto vogliamo rilevare al direttore israeliano: da trenta metri di distanza udivamo i suoi grugniti. Una volta questa sua caratteristica era anche divertente, oggi dopo tanti anni di carriera e tanta acqua passata sotto i ponti rimane, francamente, solo fastidiosa.

Su uno scalino decisamente inferiore gli altri. Il giovanissimo baritono Anooshah Golesorkhi, debuttava a Genova sostituendo all’ultimo il previsto, e atteso, Sergei Murzaev, con risultati altalenanti. Buono nell’aria e nel duetto con il soprano, affrontava la parte con sicurezza, ma con poca partecipazione. Il baritono californiano in compenso recitava con partecipazione e discreto talento interpretativo. Allo stesso modo Riccardo Zanellato, Zaccaria, risultava efficace interprete, ma la voce è ben lungi da avere il peso specifico necessario a risolvere il ruolo, più adatta forse ad un repertorio più leggero. Nazareno Antinori tornava per l’ennesima volta a cantare Ismaele, ma più con il ricordo di una passata vocalità, che con i modesti mezzi attuali. Buona invece Tiziana Carraro nell’ingratissimo ruolo di Fenena.

Orchestra come sempre discreta, coro non irreprensibile soprattutto per quanto riguarda l’intonazione, ma al momento culmine ha dato il meglio di sè.

Per Nabucco vorremmo sempre i trionfi, il cuore a mille e i salti sulla seggiola, abbiamo avuto una tranquilla, rilassante domenica, ma almeno speriamo che sia di buon augurio per il teatro di Genova, che sia, finalmente, giunto in un porto riparato e tranquillo. Per i fasti c’è tempo.

 

                                                        Marco Cabrino

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5
Feb

Turchia 2005

   Posted by: M.   in I nostri viaggi, Turchia 2005

Di seguito le foto di uno dei paesi più belli che abbiamo vistato. Indimenticabile per la varietà degli ambienti, dai monumenti della grecia antica, a quelli del trionfo dell’Islam, all’antichità hittita. Dalla cappadocia in cui natura e arte si mescolano a formare un intreccio incomparabile, alla zona est del paese con il mitico Monte Nemruth. Un paese che consigliamo viviamente di visitare in lungo e in largo, anche fuori dai percorsi più battuti in quanto ogni angolo, ogni scorcio è uno spettacolo; il tutto condito dalla squisita ospitalità di un popolo che fa dell’accoglienza un punto d’onore.

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2
Feb

Finding Idomeneo

   Posted by: M.   in Opera Lirica, Recensioni

Idomeneo

 

Dramma per musica in tre atti Libretto di Giambattista Varesco dall’omonima tragédie lyrique di Antoine Danchet

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

 

Personaggi e Interpreti

 

Idomeneo - Matthew Polenzani

Idamante - Ruxandra Donose

Ilia - Annick Massis

Elettra - Eva Mei

Arbace - Alessandro Liberatore

Il Gran Sacerdote di Nettuno - Dominic Armstrong

La voce - Lucas Harbour

Prima Cretese - Manuela Giacomini

Seconda Cretese - Myriam Rossignol

Primo Troiano - Ernesto Alejandro Escobar Nieto

Secondo Troiano - Marco Sportelli

mimo - Sax Nicosia

   

Maestro al fortepiano Carlo Caputo

Direttore d’orchestra Tomáš Netopil

Regia Davide Livermore

Scene Santi Centineo

Costumi Giusi Giustino

Luci Andrea Anfossi

Video Marco Fantozzi

Assistente alla regia Alessandra Premoli

Assistente alle scene Monica Manganelli

Assistente ai costumi Clara Mennonna

Altro assistente alla regia Gualtiero Ristori

Maestro del coro Roberto Gabbiani

 

Orchestra e Coro del Teatro Regio

Nuovo allestimento in coproduzione con Teatro Comunale di Bologna

 

Prendi un’opera in cui il mare è assoluto protagonista, nel testo, nella struttura dell’intreccio, financo nella musica dove il divino salisburghese inventa ritmi e strutture musicali al limite del naturalismo in musica (non meno efficaci di quello di molti compositori del novecento) e un’idea folgorante, ma diciamolo pure, assolutamente “pop”, di un giovane regista che ama sperimentare, e avrai una delle letture più fresche e scorrevoli di Idomeneo da anni a questa parte. Davide Livermore ambienta, infatti, l’opera di Mozart in un ambiente chiuso da pareti d’accua, una sorta di acquario con schietti riferimenti a visioni cinematografiche contemporanee (Alla ricerca di Nemo) e ai classici della fotografia (in particolare le pale d’altare fotografiche di Steve La Chapelle). La cosa che ci ha sempre entusiasmato del giovane regista torinese e che puntualmente ritroviamo in questa sua nuova creazione è la voglia, ma anche la capacità, giocare con il pubblico, di fornire al fruitore dello spettacolo una serie di suggestioni che a seconda della sensibilità soggettiva del pubblico stesso possono essere colte o meno, senza andare a discapito dello svolgersi  della storia racconatata. Si può quindi godere di uno spettacolo fluido, spettacolare al punto giusto, abbandonandosi a una delle storie più potenti dell’intero mito antico, la ribellione dell’uomo al dio; così come ci si può abbandonare alla messe di citazioni, “pop” e non solo, con i bellissimi costumi che ricordano le livree dei pesci d’acquario, con le movenze dei personaggi attualissime ed efficaci nella stilizzazione, con quell’uso degli oggetti (sempre tratti dall’iconografia di Steve La Chapelle) che nell’asciuttezza degli stessi sottolinenano in efficacemente lo sviluppo drammatico dell’azione: la televisione portatrice di messaggi spesso fasulli, l’auto coloratissima simbolo della modernità, ma anche dell’inattualità di Elettra nella corte cretese, il vetro che consente a Idomeneo di intravedere il mondo degli dei senza comprendere che solo nel romperlo potrà superare la maledizione. Puo succedere però che la sera, a casa, si continui a riflettere sullo spettacolo, ripensarlo e ripensarlo, quasi in un riaffiorare di suggestioni: che le opprimenti pareti dell’acquario, così come gli oggetti scenici che vediamo all’inizio immergervi da Idomeneo non siano altro che la proiezione che egli stesso fa delle proprie angosce? Che l’occhio del dio e la mano (che è anche il mostro devastatore del secondo atto) non siano proprio quelle di Idomeneo che feuerbachianamente crea il “proprio” Dio. E che proprio nel distruggere l’involucro che la religione, come la natura stessa, circonda l’uomo, lo comprende e lo fa suo. Nietsche, Feuerbach, ma non era uno spettacolo “pop”? Forse, ma il bello di quest’ultima generazione di registi sta proprio in questo: lo spettatore attento può continuare a scavare anche a spettacolo finito arricchendosi lo spirito.

In uno spettacolo riuscito il merito va come sempre non solo al singolo, ma all’insieme.

Primo fra tutti il Teatro Regio che sta mantenendo un livello qualitativo molto alto senza temere la sperimentazione. Con delle masse artistiche di altissimo livello a partire da un’orchestra pulitissima e precisissima con prime parti veramente in spolvero e un coro di altissimo livello, sicuramente insieme a quello scaligero tra i primi in Italia. Avremmo forse voluto più slancio e più colori da parte del direttore Tomas Netopil, che tornava a Torino dopo uno scialbo Ratto dal serraglio. Il direttore ceco ha optato per una direzione equilibrata, molto attenta a sostenere i cantanti, ma lontana dal gusto sia degli sperimentatori odierni che dai paladini del ritorno alla prassi originale. Se la concertazione, come abbiamo detto, è risultata piacevole a tratti è mancata di mordente con una certa piattezza soprattutto nelle riprese delle arie che avremmo voluto più fantasiose soprattutto dal punto di vista ritmico.

Il cast era molto buono ed equilibrato: meno efficace tra i protagonisti è stata Ruxandra Donose, un Idamante partecipe, preciso, buona attrice, pur senza voli. Un piccolo vibrato e un italiano leggermente sfocato ci fanno pensare che il suo vero repertorio sia quello tedesco o francese.

Ilia è stata Annick Massis che ha saputo rendere il personaggio, spesso sfuggente, in maniera pressoché ideale. Voce sicura, dal volume notoriamente non torrenziale ma che una proiezione magistrale fa correre per la sala, attrice coerente con il personaggio, cui viene regalata una scena madre dal regista. Ilia, infatti, canta la celeberrima e struggente “Zeffiretti lusinghieri” circondata da pezzetti di carta che volano in un’atmosfera fatata veramente emozionante. Qualche sbavatura solo nei recitativi.

Arbace era il giovane tenore Alessandro Liberatore che tornava a Torino dopo il Nicias dell’anno passato e che ha confermato di essere cantante e attore di valore con una “Sventurata Sidon” applaudita a lungo dal pubblico.

E veniamo ai due trionfatori della serata: Elettra era Eva Mei che tornava al ruolo dopo l’esperienza alla corte di Harnoncourt. Costume rosso fuoco (pareva un Betta splendens, o pesce combattente di rara bellezza), movenze da diva rendevano al meglio sia la sottile incoerenza del personaggio nei primi due atti, nel sempre oscillare tra l’aggressività e lo svenevole, sia l’assurgere a vera eroina tragica nel finale con un “D’Oreste, d’Aiace” perfetto e da brividi. La prima aria, molto bassa per un soprano lirico coloratura, la superava in souplesse per poi sfogare la bellissima voce, dal registro acuto sfavillante in tutto il resto dell’opera. Speriamo che non abbandoni mai questo personaggio che le calza a pennello e di cui, con un pizzico di follia interpretativa in più, potrebbe dare una lettura veramente storica.

Idomeneo era il tenore italo americano Matthew Polenzani, in una delle sue rare apparizioni in Italia (che speriamo sentitamente si ripetano) che ha dato una lettura pressoché ideale del protagonista. Vocalità di gran lusso, voce grande, ben proiettata e intonatissima ha saputo dare risalto al personaggio in tutte le sue sfumature, dai recitativi accompagnati che necessitano di forti sottolineature alla grande aria affrontata senza scendere a patti né con la tessitura né con le agilità, altresì risolta in assoluta sicurezza. Ovazioni dal pubblico. Attore di ottimo livello e con una notevole presenza scenica reggeva l’essere il fulcro di tutto lo spettacolo egregiamente. Schietto successo di uno spettacolo da rivedere in DVD quando uscirà.

 

 

                                                                           Marco Cabrino

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31
Dic

BUON 2010!!!!!

   Posted by: M.   in Altro

Felicità, soddisfazioni e gioia per tutti!

Buon 2010!!!!!!