Tenore Ben Heppner
Pianoforte Thomas Muraco
Franz Schubert Dem Unendlichen D 291
Im Abendrot D 799
Gott im Frühlinge D 448
Die Allmacht D 852
Richard Strauss Zueignung op. 10 n. 1
Das Rosenband op. 36 n. 1
Du meines Herzens Krönelein op. 21 n. 2
Befreit op. 39 n. 4
Benjamin Britten Da The Holy Sonnets of John Donne op. 35
Batter my heart
Da Winter Words op. 52
The Choirmaster’s Burial n. 5
Proud Songsters n. 6
Henri Duparc Extase
Chanson triste
Le manoir de Rosemonde
Phidylé
Vincenzo Bellini Dolente immagine di Fille mia
Gaetano Donizetti Su l’onda tremola
Giuseppe Verdi Brindisi
Giacomo Puccini Canto d’anime
Bis
Umberto Giordano Amor ti vieta da “Fedora”
Giacomo Puccini Ch’ella mi creda da “La fanciulla del West”
Trad. Cold Rose of Picardy
Trad. Rock’n Roll
In occasione del secondo dei recital di canto in programma presso il Teatro alla Scala nella stagione 2008-2009 abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare, per la prima volta dal vivo, accompagnato al pianoforte dal pianista italo-americano Thomas Muraco, il famoso tenore canadese Ben Heppner.
Confesso che le aspettative prima del concerto erano molto alte, giacché nel corso degli anni il nostro ha saputo ritagliarsi nel repertorio un ruolo unico a livello mondiale. Attese che sono state soddisfatte e anzi in gran parte superate. Il tenore canadese si è presentato in forma smagliante all’appuntamento milanese, molto dimagrito rispetto a qualche anno fa, cosa che aveva fatto dubitare qualcuno riguardo alla tenuta della sua voce, la quale invece ha mantenuto tutta la sua freschezza e la sua proiezione. Se qualche passaggio in pianissimo ha presentato qualche innegabile durezza, la cosa non ha inficiato per nulla la prestazione del cantante. Anzi, paradossalmente, ha meglio focalizzato due caratteristiche del concerto: prima di tutto il coraggio nella scelta di un repertorio in cui nulla, ma veramente nulla, poteva essere nascosto o omesso, dal pianissimo più morbido, alla cavata sostenuta, fino alle agilità; secondo il fatto che, per una volta, ci siamo trovati davanti ad un vero tenore drammatico. Un cantante cioè dal volume di voce impressionante ma che, al contempo, grazie ad una tecnica scaltrissima, proietta la voce efficacemente in una sala non adattissima ai concerti con il pianoforte. Voce che, pur ricca nei centri, si sfoga negli acuti e in questi trova quel bagliore lucente assolutamente assente in tanti di quei tenori che pensano che una voce tutta di gola e indietro, ma con accenti esasperati possa dare l’idea del tenore drammatico.
Ed allora ci siamo innamorati di un Schubert giovanile e baldanzoso, ma che riusciva in “In Abendrot” a piegare il suono in’efficacissima e suadente cantilena. Così come di uno Strauss perfettamente in stile in cui la voce, ormai scaldata, consentiva di “aprire le valvole” e stupire il pubblico anche per il volume in “Befreit”. Dopo l’intervallo la commozione assoluta dei brani britteniani era seguita dalle Melodie francesi di Duparc, dove il tenore ha fraseggiato in maniera esaltante, ben supportato dal pianista che, in altri momenti della serata era stato sopra le righe forse ancora più del panciotto che indossava. Nei brani italiani Heppner ha potuto scaldare il pubblico con un suadente “Dolente immagine di Fille mia” e da un “Brindisi” verdiano pieno di brio, per poi, negli encores, farsi sommergere di applausi. “Amor ti vieta” è stata da manuale, ma in “Ch’ella mi creda” sono risuonate quelle note robuste, ma perfettamente a fuoco, quegli acuti sicuri e squillanti, “eroici” nel senso più puro del termine che sono propri del tenore drammatico e che alla Scala, purtroppo, mancano da troppi anni. Il concerto è poi terminato con un bellissimo, e cantato altrettanto bene, brano tradizionale inglese e da un fuori programma in cui il protagonista, accompagnandosi al pianoforte, ha eseguito un rock’n roll tradizionale, cambiando le parole e tramutandolo in un esilarante chiusura nel tripudio del pubblico.
Di seguito un filmato di uno dei brani della serata eseguito con orchestra diretta da James Levine qualche anno fa:
Il sito del grande tenore canadese:
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