• Tashkent e Samarcanda Uzbekistan 2008

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    Alcuni scatti fatti a Tashkent (capitale dell’Uzbekistan) e nella mitica Samarcanda:

     

     

     

    Due parole sulle città.

    Tashkent è una città del tutto moderna, in quanto nel 1978 un terribile terremoto l’ha praticamente rasa al suolo. Da un certo punto di vista è la classica capitale ex-sovietica con ampli viali, molto verde e palazzoni (alcuni molto belli). Al contempo è intrisa di Oriente. E il Baazar Chorsu ne è il centro pulsante. Baazar che non ha nulla di turistico, è assolutamente integrato nel tessuto sociale e reale della città, completamente diverso da finti mercati per turisti che abbiamo visto in altre parti del mondo.

    Samarcanda. Che dire di una città come Samarcanda. Già solo il nominarla per noi occidentali è quasi un mito, un archetipo in terra. Noi l’abbiamo trovata come sonnacchiosa città di provincia, piuttosto moderna, che circonda come uno scrigno i suoi monumenti veramente incomparabili. E sebbene oggi non sia più solo il luogo mitico che conosciamo fin da bambini ci piace ricordarla con le parole scritte da Edgar Allan Poe, che, sebbene non vi sia mai stato di persona, è riuscito a condensare quando di mitico rappresenti questa città nella cultura mondiale.

     

    E ora lascia vagare il tuo sguardo su Samarcanda!

    Non è forse la regina della Terra?

    Fiera, al di sopra di tutte le città,

    e nelle sue mani i loro destini?

     

    E.A.Poe


  • I mici amici

    Ecco qui le foto dei nostri amatissimi e pelosi amici! Sono 2 gattoni persiani, fratelli, che ci riempiono le giornate di affetto!

    Pamina, la femmina a squama di tartaruga

     

    …ed il Bruco blu (nato col più nobile nome di Duncano…ma poi subito ribattezzato)

     

     

    …anche in uno dei (numerosi) momenti di relax assieme!

     


  • Ur Sunu: Grandi dottori dell’antico Egitto – Malattie e Cure Nella Terra dei Faraoni

    Posted on by C.

    E’ motivo di grande soddisfazione poter parlare di un evento di questa portata, soprattutto perché si è scelta la città di Casale Monferrato per un avvenimento di carattere internazionale!

    La mostra, organizzata dalla Confraternita della Misericordia di Casale Monferrato e curata dalla Dottoressa Sabina Malgora, sarà aperta fino al 21 dicembre (per ulteriori informazioni vi rimandiamo al link del sito ufficiale!).

     

    Il titolo ci anticipa l’argomento della mostra: un mondo, quello della medicina egizia, così erudito ed articolato che suscita nei visitatori meraviglia e stupore, anche per la modernità dei contenuti.

     

    Sunu” è la parola egizia che indica “colui che appartiene a chi è ammalato”, quindi  il responsabile della guarigione del paziente, quello che definiremmo in maniera meno mistica “medico”; la medicina egizia era organizzata in gerarchie e specializzazioni, ed il titolo “Ur Sunu indicava quindi “il capo” di  altri medici.

     

    La mostra si snoda in tre saloni (sono presenti più di 150 reperti provenienti da musei nazionali ed internazionali) con una disposizione che aiuta il visitatore ad addentrarsi via via nell’argomento: nella prima ci vengono presentate le varie specializzazioni e gerarchie mediche, gli strumenti di lavoro (sorprendente la modernità dei piccoli strumenti di chirurgia, dai bisturi alle pinze, o la bellezza dei vasetti utilizzati per contenere pozioni e medicamenti…) e le principali patologie curate. Per meglio caratterizzare queste ultime sono presenti reperti ossei che ci mostrano traumi, interventi e stati patologici come carie o tumori.

    Sono altresì presenti papiri relativi allo studio e alla cura delle malattie (e anche in questo caso ci sorprende il livello di conoscenza raggiunto).

    Nell’antico Egitto la scienza conviveva con l’aspetto magico-religioso, ed eccoci quindi alla seconda sala, dedicata alle divinità invocate in caso di malattia, che potevano proteggere ma anche dispensare malattie (ad esempio la dea Sekhmet, la bellissima divinità dal corpo di donna e la testa leonina oppure il medico divinizzato Imhotep).

     

     

        

                                                       

              

               Sekhmet                                                                                Imhotep

     

     

    Bellissima anche la collezione di amuleti per la fertilità o i manufatti raffiguranti l’occhio di Horo o Udjat (ovvero “essere sano”).

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      

    Anche la collezione di teste mummificate è sorprendente per la perfetta conservazione delle capigliature (addirittura una donna mostra extensions a treccine oltre che capelli tinti con l’hennè).

     

    Nella terza sala infine assistiamo all’“insuccesso” del medico, cioè alla morte.

    Ci vengono descritte le tecniche di imbalsamazione, possiamo osservare bellissimi vasi canopi, destinati alla conservazione degli organi del defunto, e abbiamo l’emozione di stare davanti ad un sarcofago e capire anche quanto le moderne tecnologie mediche (radiografie, tac…) possano aiutare gli egittologi ad approfondire le loro conoscenze.

     

    Insomma, una mostra veramente da non perdere e che porteremo nel cuore per un bel pò (anche perchè all’orizzonte si profila una crociera in Egitto!)…speriamo che sia la prima di una lunga serie, visto anche il successo ottenuto!

     

    C.


  • Siegfried a Firenze (23-11-2008)

    Posted on by M.

    R.Wagner

    Siegfried

    Teatro Comunale Firenze

    Zubin Mehta        direttore

    La Fura dels Baus         allestimento

    Carlus Padrissa   regia

    Franc Aleu           video

    Roland Olbeter    scene

    Chu Uroz             costumi

    Peter van Praet    luci

    Siegfried              Leonid Zakhozhaev

    Brünnhilde           Jennifer Wilson

    Der Wanderer      Juha Uusitalo

    Mime                   Ulrich Ress

    Alberich               Franz-Josef Kapellmann

    Erda                     Catherine Wyn-Rogers

    Fafner                  Stephen Milling

    Der Waldvogel     Chen Reiss

     

    Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

    Nuovo allestimento in coproduzione con Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia

     

    Non è immaginabile porsi oggi, in pieni anni duemila, di fronte ad un capolavoro dell’arte in genere, senza mettere in confronto l’opera con noi stessi. Senza cioè mettere in gioco chi siamo, che immagine abbiamo del mondo e di chi ci circonda. Considerando quindi il tempo stesso in cui viviamo, non possiamo porci distaccati di fronte ad un’opera d’arte, particolarmente quando essa è storicizzata, non solo in un tempo, appunto, “storico”, ma anche all’interno di quel non tempo millenario che è proprio il tempo delle saghe. Questo ed altro quindi ci hanno insegnato ancora una volta i creatori di questo Siegfried di Richard Wagner che abbiamo avuto modo di vedere domenica 23 novembre al Teatro Comunale di Firenze. La Fura dels Baus, il celeberrimo gruppo di performing art catalano è, ancora più che per Das Rheingold e Die Walküre che l’hanno preceduta nel 2007, la vera ragione d’interesse di questa ripresa dell’opera. Mai, infatti, abbiamo visto una messa in scena di Siegfried contestualizzata nella saga in maniera così efficace, mai abbiamo visto una così perfetta osmosi tra tecniche teatrali che vanno dalle quasi artigianali alle più spregiudicate avanguardie e il mito wagneriano. Mai rimandi alla storia del mito, mai richiami testuali e strutturali all’intera tetralogia, mai spunti metateatrali si sono così ben armonizzati che lo spettacolo è diventato “spettacolo” esso stesso. Ed ecco quindi che il pubblico, ipnotizzato dalla sapienza della Fura, si commuove all’abbraccio di Brünnhilde al ritrovato Grane che, sebbene in realtà sia la macchina teatrale che faceva volare la walchiria nella precedente giornata, è ora e qui più presente, e più commovente, di quanto potrà mai essere un vero cavallo sulla scena. Ed ecco quindi Wotan volare su rupi altissime all’inizio del terzo atto insieme al pubblico. Ed ecco risolte in maniera efficace le trovate wagneriane che spesso abbiamo viste irrisolte. La battaglia con il drago che, un’immensa struttura di origami, è tanto credibile e presente nella scena, che scivolando verso la morte ha evidenziato sottili e inconsuete malinconie. Ed ecco, continuando a ritroso, il porre in palio il proprio capo nella sfida tra il Wanderer e Mime che per una volta è, letteralmente, da perdere la testa.

    Abbiamo aperto queste poche righe riferendoci al dovere di mettere in gioco noi stessi in relazione all’opera d’arte. Ciò perchè, per un’operazione di questo tipo, occorre che il pubblico ci creda interamente. Occorre che si vada a teatro con l’idea di non vedere uno spettacolo, ma di viverci dentro. Una visione come quella della Fura è così totalmente fisica oltre che estetica che gli attori sulla scena non possono recitare, ma in quel momento devono essere i loro personaggi. Mai abbiamo visto un’evoluzione psicologica di Siegfried così sottile, perchè assolutamente tutta figlia della musica wagneriana e degli avvenimenti che il giovane eroe non si trova a vivere, ma gli nascono letteralmente attorno, e non, solo, di un cambio nella recitazione.

    Un teatro quindi che come mai offre al pubblico di farne parte (fondamentale a tale riguardo è l’aver visto tutte le parti del ciclo). Un teatro preminente, totale,  wagneriano, che a questo livello ha creato l ’unica vera discrasia della serata. Questo sfasamento riguardava due letture, della Fura e del maestro Mehta, che non sempre collimavano. Come abbiamo già detto la Fura (in questo caso coordinata da Carlus Pedrissa) si cala in pieno nel mito wagneriano, lo accompagna, lo sprona persino e ne sottolinea in modo inusitato sfumature e richiami. La lettura orchestrale è invece, come al solito negli ultimi anni da parte di Zubin Mehta, molto analitica, precisissima fino alla severità, con un’eccellente gestione di tutte le parti, ma alla quale manca quella grandiosità naturalistica, quell’esplosività e terribilità che sarebbero proprie di una visione così moderna del Siegfried. Abbiamo quindi vissuto momenti musicalmente eccelsi come i tre preludi, la magnifica scena della foresta, il bellissimo dialogo notturno tra il Wanderer e Alberich. Meno entusiasmanti sono stati i momenti catartici della partitura, la forgia della spada, l’invocazione a Erda il finale stesso dove avremmo voluto uno spessore teatrale e tragico maggiore.

    Certo buona parte di queste scelte è stata probabilmente dovuta anche al tipo di cantanti di cui il maestro ha potuto disporre. Se in quest’occasione siamo stati sostanzialmente abbastanza fortunati, certo una lettura eroica delle opere wagneriane è oggi quasi impossibile. Ed allora dobbiamo essere felici di aver conosciuto un tenore, Leonid Zakhozhaev, Siegfried di voce piccola, ma ben impostata e dall’intonazione sicura, che è giunto al termine di una titanica impresa sostanzialmente in sicurezza. Certo gli manca l’esplosività e il carisma di un heldentenor, ma almeno abbiamo avuto un cantante sicuro, un interprete corretto ed un attore adatto alla messa in scena. Il Wanderer di Juha Uusitalo ci ha confermato l’impressione avuta nelle due giornate precedenti e cioè di essere davanti a un cantante wagneriano di primordine, gran fraseggiatore e grandissimo attore-interprete. Purtroppo però un evidente calo di voce ne ha inficiato la prova nel terzo atto. Buonissima la Brünnhilde di Jennifer Wilson che ancora una volta ci è sembrata interprete partecipe, dalla gran vocalità (gli acuti erano veramente squillanti e ben risonanti) e sebbene non abbia il cosiddetto fisique-du-role, un’ attrice sensibile e adatta alla messa in scena. Mime, Ulrich Ress, del quale la Fura fa un misto tra un essere vivente e una macchina, con richiami fantascientifici e fumettistici (i Borg, Bane, ecc.), dopo una partenza vocalmente disastrosa è andato migliorando, con una menzione per quanto riguarda la parte attoriale veramente efficace. Buoni gli altri con una menzione per il delizioso (ed intonatissimo!) uccellino delle foresta di Chen Reiss.

    Per finire due appuntamenti: il primo al prossimo Maggio per la conclusione di questa titanica impresa, in attesa che la Fura riesca ancora una volta a farci vivere un sogno. Il secondo è più un auspicio: e cioè che esca un video di questa realizzazione scenica del Ring, in quanto è così ricca che una visione ripetuta non può che fare risaltare un dettaglio, apprezzare un insieme, esplorare un mondo.

     

    Marco Cabrino

     

    Alcune foto dello spettacolo le trovate qui:

    http://www.maggiofiorentino.it/?q=node/396

     

    Qui invece alcuni spezzoni di “Prima della Prima” di Rai3 con ampi stralci della produzione:

     

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  • Foto Lapponia 2000

    Posted on by M.

    Questo viaggio tra Stoccolma e la lontana Lapponia in pieno inverno fu il nostro primo viaggio, ad oggi il viaggio più “turistico”, caratterizzato dalla mancanza di attrezzatura fotografica (e si vede dalla qualità delle foto) e dalla nostra inesperienza. Eppure è un viaggio che ci rimarrà sempre nel cuore in particolare perchè quel particolare tipo di sensazioni che dà il freddo estremo, quei profumi, quelle suggestioni tipiche dei paesi del nord, la simpatia e gentilezza di svedesi e finlandesi, hanno fatto nascere in noi quella smania del viaggio, quell’impellenza di conoscere posti luoghi e culture che è diventata così importante nella nostra vita.

    Inoltre, diciamoci la verità, chi non ha mai voluto almeno una volta nella vita, conoscere di persona Babbo Natale?

     


  • Uzbekistan

    Posted on by M.

    Ecco l’itinerario del nostro viaggio che quest’estate 2008 ci ha portati in Uzbekistan….

     

    1 giorno – martedì 5 agosto – milano/tashkent

     

    2 giorno   mercoledì 6 agosto – tashkent

     

    3 giorno  – giovedì 7 agosto – tashkent/samarkanda

     

    4 giorno – venerdì 8 agosto – samarkanda

     

    5 giorno – sabato 9 agosto – samarkanda/shakrisabz/bukhara

     

    6 giorno – domenica 10 agosto – bukhara

     

    7 giorno – lunedì 11 agosto – bukhara

     

    8 giorno – martedì 12 agosto – bukhara/khiva

     

    9 giorno – mercoledì 13 agosto – khiva

     

    10 giorno  giovedì 14 agosto – khiva/urgench/tashkent

     

    11 giorno – venerdì 15 agsto – tashkent/milano