Nabucco
Opera in quattro parti di Temistocle Solera, musica di Giuseppe Verdi
Teatro Carlo Felice
Direttore - Daniel Oren
Regia - Saverio Marconi
Scene - Alessandro Camera
Costumi - Carla Ricotti
Allestimento del Teatro Massimo di Palermo
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro - Ciro Visco
Nabucco - Anooshah Golesorkhi
Ismaele - Nazzareno Antinori
Zaccaria - Riccardo Zanellato
Abigaille - Dimitra Theodossiou
Fenena - Tiziana Carraro
Il Gran Sacerdote di Belo - Carlo Striuli
Abdallo - Alberto Profeta
Anna - Erika Pagan
Il Teatro Carlo Felice di Genova apre la stagione 2010 con un’opera amatissima dal pubblico, Nabucco di Giuseppe Verdi. E il pubblico, che solo qualche mese fa disperava di vedere la riapertura del teatro accoglie da par suo la celeberrima opera di Giuseppe Verdi con uno schietto successo dovuto, crediamo, solo in parte alle qualità musicali dello spettacolo, e molto più alla propria affezione per il suo teatro. Un sospiro di sollievo collettivo dunque. E sotto quest’ottica ci uniamo volentieri alla festa. Abbiamo assistito alla seconda recita della produzione proveniente dal Teatro Massimo di Palermo per la regia di Saverio Marconi, che si affida alle belle scene e agli sfarzosi costumi, per raccontare con efficacia una storia straconosciuta, pur senza grandi capacità nella gestione delle masse, ma con una pulizia di fondo rilassante. Scena semi fissa caratterizzata da un grande anfiteatro bianco e da un tronco di cono centrale con decorazioni cuneiformi, il quale di volta in volta contiene il tempio di Belo, la sala del trono, ecc. Classicissima recitazione, al limite dello stereotipo. Dunque uno spettacolo che aveva la ragion d’essere tutta nella parte musicale.
Solo Dimitra Theodossiou, Abigaille, ha dato una lettura della parte veramente adeguata. Ama la parte e ci si butta con tutto il cuore. Trionfa nei momenti riflessivi, l’aria del secondo atto, il terzetto d’entrata, la scena della morte, ma si trova a suo agio in tutta l’opera, che è ben nota essere da far tremare i polsi. Il soprano greco oggi non ha rivali nello scandire le parole, negli affondi di petto efficaci e mai volgari, nelle rifiniture belcantiste (quei filati!!!) che fanno di tutto il primo Verdi un Everest canoro per molte colleghe inaffrontabile. Lo stesso stile recitativo neoclassico che le è proprio si sposa a meraviglia con questa drammaturgia. Trionfo finale riconosciutole dal pubblico.
Trionfo che la univa al direttore, ancora una volta Daniel Oren. Forse oggi nessuno conosce per studio e per esperienza meglio di lui il Nabucco, la “sua” opera da decenni, e in sala questo si avvertiva. Accompagnatore perfetto, stilisticamente sempre appropriato, esegue l’opera senza mai un calo di tensione. Per una volta rinuncia all’abitudine di tagliare ferocemente le partiture ed esegue l’opera quasi integralmente. Commovente nel sottolineare il dramma senza mai mettere in difficoltà i solisti, preciso ritmicamente e stilisticamente. “Va pensiero” è il suo momento e lo sa, dirige magistralmente, con tempo corretto e senza strappi, con un risultato eccellente. Naturalmente bis, a furor di popolo, ma come spesso capita la seconda volta la tensione teatrale è calata e il risultato è inferiore alla prima. Grande festa lo stesso e viva il teatro di una volta! Solo un difetto vogliamo rilevare al direttore israeliano: da trenta metri di distanza udivamo i suoi grugniti. Una volta questa sua caratteristica era anche divertente, oggi dopo tanti anni di carriera e tanta acqua passata sotto i ponti rimane, francamente, solo fastidiosa.
Su uno scalino decisamente inferiore gli altri. Il giovanissimo baritono Anooshah Golesorkhi, debuttava a Genova sostituendo all’ultimo il previsto, e atteso, Sergei Murzaev, con risultati altalenanti. Buono nell’aria e nel duetto con il soprano, affrontava la parte con sicurezza, ma con poca partecipazione. Il baritono californiano in compenso recitava con partecipazione e discreto talento interpretativo. Allo stesso modo Riccardo Zanellato, Zaccaria, risultava efficace interprete, ma la voce è ben lungi da avere il peso specifico necessario a risolvere il ruolo, più adatta forse ad un repertorio più leggero. Nazareno Antinori tornava per l’ennesima volta a cantare Ismaele, ma più con il ricordo di una passata vocalità, che con i modesti mezzi attuali. Buona invece Tiziana Carraro nell’ingratissimo ruolo di Fenena.
Orchestra come sempre discreta, coro non irreprensibile soprattutto per quanto riguarda l’intonazione, ma al momento culmine ha dato il meglio di sè.
Per Nabucco vorremmo sempre i trionfi, il cuore a mille e i salti sulla seggiola, abbiamo avuto una tranquilla, rilassante domenica, ma almeno speriamo che sia di buon augurio per il teatro di Genova, che sia, finalmente, giunto in un porto riparato e tranquillo. Per i fasti c’è tempo.
Marco Cabrino














